Intervista a Elena Farinelli, tra SEO, web marketing e copywriting

Elena Farinelli

Quella che segue è un’intervista che ho fatto, qualche giorno fa, alla grande Elena Farinelli.

Elena Farinelli lavora nel settore del Web Marketing dal lontano 2000 e si occupa di formazione sui temi della comunicazione e promozione online da oltre 10 anni. Ha partecipato come relatrice e moderatrice ad alcuni dei più importanti eventi nell’ambito Web & SEO (BTO, SMAU, Convegno GT, WHR, …).

Elena Farinelli è consulente e docente di web marketing per molte realtà italiane. Per conto di Madri Internet Marketing, tra l’altro, sta portando in aula il Corso Nazionale di Web Marketing Operativo che si terrà a Roma, Milano, Taormina e Firenze.  (per info: http://www.madri.com/cgi-bin/3a/click.pl?id=531&p=corso1f )

 

L’intervista

Elena Farinelli

Ciao Elena, prima di tutto vorrei chiederti: vale ancora la pena pubblicizzare la propria attività online con un blog, o ci sono metodi più efficaci?

Questa domanda fatta a me non può che avere una risposta: certo che vale la pena! I blog sono un ottimo modo per avere visibilità su Google e i blogger sono spesso visti come influencers.

 

In un articolo, su Vivere di Scrittura, tempo fa ho illustrato, in grandi linee, il risultato dei miei test di lontananza dai social network. Secondo te, come vanno usati questi canali, e per quante ore al giorno, per fidelizzare il pubblico e generare vendite?

Non serve postare ogni 3 secondi un aggiornamento… basta 1 singolo post fatto bene al giorno per avere buoni risultati. Per fare un tweet ci vogliono pochi minuti, per fare 1 post su Facebook – una volta che c’è chiarezza del piano editoriale – poco di più. Non è una questione di quantità, bensì di qualità. Oltre al tempo per la pubblicazione va però considerato anche il tempo per l’ascolto e la risposta agli altri utenti.

 

Quali sono i fattori chiave per restare sempre in prima pagina di Google, su specifiche ricerche? È vero che bisogna bloggare in continuazione, se no si perdono posizioni?

Il posizionamento su Google dipende da tantissimi fattori (loro stessi parlano di 200 fattori!). Semplificando possiamo dividere fra fattori on-site, ovvero dipendenti da noi, e fattori off-site, ovvero esterni al nostro sito. Come prima cosa è fondamentale scegliere le parole chiave strategiche, poi costruire dei testi ricchi e interessanti dove andarle a inserire e procedere con l’ottimizzazione. Ma è altrettanto importante la fase di link building che oggi deve essere il più naturale possibile, altrimenti si corre il rischio di incorrere in qualche penalizzazione. Certo, avere contenuti freschi, aggiornati, da “dare in pasto” al motore di ricerca aiuta molto, ma non è l’unico elemento.

 

Se si vogliono generare link in entrata sul proprio sito, per aumentarne la visibilità e l’autorità, che metodo suggerisci di utilizzare?

Come già detto è strategica la costruzione di contenuti di valore, capaci di attirare link spontanei, condivisioni e commenti. I vecchi trucchetti di acquisto/scambio link oggi sono molto pericolosi e piuttosto inefficaci.

 

Esistono dei siti molto forti, che possono “arricchire” il nostro carnet di link in entrata (siti su cui pubblicare podcast, slide, video…).

Sì, in ogni settore esistono siti ad alto “trust” che possano spingere il sito sui risultati del motore. Poi possiamo usare piattaforme come Youtube (per i video) e Slideshare (per le presentazioni) ma a patto di usarle in maniera attiva, postando costantemente e interagendo con altre persone.

 

Molte persone dicono di iscriversi alle newsletter ma di non aprirle mai perché le loro mailbox vengono sommerse, quotidianamente, da spam. Quindi, ignorano o cancellano tutto. Come rimediare, secondo te, e ottenere più seguito?

L’errore di fondo di chi fa email marketing è inviare newsletter a chi non ne ha fatto richiesta. L’iscrizione deve essere volontaria e sempre revocabile. Detto questo il modo migliore per far aprire una newsletter e fidelizzare i lettori è, una volta ancora, scrivere contenuti di valore, che siano interessanti e utili. Mandare mail zeppe di offerte commerciali non è il modo giusto.

 

Quando si utilizza un sistema di analisi dati, come Google Analytics, quali numeri dobbiamo tenere sott’occhio? La mole di traffico, la media del tempo trascorso sul sito, altro?

Si deve stare in guardia dal fascino delle “vanity metrics” ovvero visite, visitatori, paese geografico di provenienza, pagine viste… che sono valori che ci dicono poco. Molto più importanti sono il comportamento dei visitatori (=conversioni), da dove arrivano, quanto tempo restano e se scappano via subito (bounce rate). Il monitoraggio degli obiettivi è uno dei capisaldi della web analysis che purtroppo non viene sempre perseguito.

 

Quando si creano contenuti di reale valore per i lettori, si devono ancora tenere in considerazione le parole chiave, oppure basta scrivere qualcosa di buono, tanto si viene trovati lo stesso?

In teoria se non ci sono grossi competitor e il sito non presenta ostacoli al motore di ricerca, potremmo anche non curarci delle parole chiave. Il rischio, però, è di essere trovati e indicizzati per le parole chiave errate, perché magari Google va a “pescare” dal nostro sito ciò che ritiene più utile. Pertanto, suggerisco caldamente di sceglierle e inserirle nel sito (nell’head e nel body) in maniera corretta.

 

 

Chi, come me, ama vivere di scrittura, spesso, non si limita a scrivere libri, ma si mette in testa di prestare anche consulenze a livello di web writing, copywriting, o creazione testi per azioni di content marketing (come faccio in questo sito). Secondo la tua esperienza, questi lavori hanno possibilità di generare entrate economiche anche in Italia, o conviene imparare bene una lingua e rivolgersi all’estero?

In questo momento in Italia c’è una grande richiesta di abili copywriter con nozioni SEO. Ovviamente, se si parla un’altra lingua le prospettive aumentano, ma mi sento di dire che se uno è davvero bravo, non ha difficoltà neppure in casa!

 

Infine, una domanda un po’ meno tecnica: è vero che, in Italia, i business che si sviluppano sul Web non hanno seguito (forse anche a causa della crisi)? Sono solo un investimento per il futuro, o si possono già intendere come un lavoro vero e proprio?

Non sono d’accordo, in linea di massima. È vero che, in generale, aprire un’attività (anche fuori dal web) in Italia è rischioso, faticoso, oneroso e si devono seguire molte burocrazie e pressioni fiscali. Per la mia esperienza quando un’idea è valida, riesce ad andare avanti nonostante la crisi. In questo, Internet è fenomenale!