I più comuni errori grammaticali

Errori grammaticali più frequenti

In questo articolo, che aggiornerò periodicamente, ho intenzione di inserire delle tabelle che riportano i più comuni errori grammaticali e di punteggiatura, così da creare un punto di riferimento per chiunque avesse dei dubbi.

Già, perché, non so tu, ma io, sia in giro sul Web che offline, trovo sempre più persone che commettono errori da brivido come “ha” senza ‘”h”, oppure “ke” al posto di “che” e cose del genere. A queste si aggiungono quelle persone che, per distrazione o per dubbi improvvisi, commettono gli errori più disparati. 

La questione mi crea stupore, però, quando interessa coloro che, con la scrittura ci campano (giornalisti, blogger, scrittori…).

E, credimi, ce ne sono molti.

Ma andiamo subito al sodo. Perché scrivere bene non è solo indice di professionalità, è anche segno di rispetto verso chi legge i nostri scritti.

 

L’accento

CON ACCENTO SENZA ACCENTO
Dà (terza persona singolare, presente indicativo del verbo dare) Da (preposizione semplice)
Né (accento sempre acuto, solo quando è congiunzione negativa) Ne (avverbio o pronome)
Sì (affermazione) Si (pronome)
Lì e là (avverbi di luogo) Li e la (pronomi)
Sé (accento sempre acuto, solo quando è pronome) Se (congiunzione)
Poiché, Finché, Allorché, Perché (sempre l’accento acuto)  
  Do (non vuole mai l’accento)
  Qui e qua (avverbi senza accento)
  Sa, va, fa, sta, so, sto (non vogliono mai l’accento)
  Po’ (non vuole mai l’accento, ma l’apostrofo poiché è l’abbreviazione di “poco” )

 

L’apostrofo

(indica sempre l’elisione di una sillaba o di una lettera)

Parola apostrofata Motivazione
Un e Un’ Si mette solamente se l’articolo regge un sostantivo femminile
Da’, fa’, sta’, va’ Sono abbreviazioni di verbi all’imperativo (Dài, fai, stai, vai)
Mo’ Abbreviazione di “modo”, indica la caduta della sillaba “do”
Po’ Abbreviazione di “poco”, indica la caduta della sillaba “co”
Qual è Attenzione: non vuole l’apostrofo

 

La pericolosa lettera “I”

Parole con la “I” Parole senza “I”
Scienza  
Coscienza  
Usciere  
  Province
  Conoscenza
Superficie  
Sufficiente  
Efficienza  

 

Con una o due “Z”?

(Alcune parole, come “pazzia” e “razzia”, fanno eccezione)

Le parole che terminano con le seguenti sillabe vogliono sempre una sola “Z”
-àzia (es. Grazia)
-azìa (es. Democrazia)
-èzia (es. Spezia)
-ezìa (es. Profezia)
-ìzia  (es. Milizia)
-ziòne (es. Determinazione)
-àzio (es. Spazio)
-ìzie (es. Milizie)
-izìa (es. Polizia)
-izìe (Es. Polizie)
-ìzio (es. Inizio)
-òzio (es. Ozio)
-èzio (es. Screzio)
-ozìa (es. Idiozia)
-ùzia (es. Astuzia)
-ùzio (es. Muzio)

 

La punteggiatura

(Perché è importantissimo mettere una virgola dove serve, o un punto esclamativo, caspita!)

Punteggiatura Regole Esempi
La virgola

Si usa per:

1. separare elementi di un elenco non uniti da congiunzione,

2. separare un vocativo,

3. negli incisi,

4. dopo avverbi significativi come “sì”, “no”, bene”,

5. nelle interiezioni,

6. nelle apposizioni,

7. davanti a “sebbene”, “che” (se consecutivo), “affinché”, “se” (se condizionale), “ma”, “anzi”, “però”,

8. evidenziare proposizioni correlative,

9. evidenziare proposizioni coordinate per asindeto,

10. distinguere le differenti proposizioni di un periodo,

11. distinguere diversi verbi di una stessa proposizione.

1. Ieri ho mangiato pane, burro e marmellata.

2. Voi, venite qui!

3. Quando lo vidi, nel palazzo, mi meravigliai.

4. No, non posso farlo!

5. Ah, se solo tu mi credessi…

6. Tuo zio, uomo grande e forte, è un bambinone.

7. Ci sa fare, sebbene si impegni poco.

8. O qualcosa è andato storto, o io sto perdendo la ragione.

9. Traversai campi, strade, quartieri e cortili, senza fermarmi.

10. Se n’è andata, mentre ancora parlavo, senza voltarsi, ma io non la fermai.

11. Le strade sono dissestate, i campi allagati.

Il punto e virgola Pausa più lunga della virgola. Si usa per indicare che c’è opposizione o differenza tra due concetti. Era un ragazzo piacente; tuttavia emanava un senso di inquietudine.
Il punto Oltreché alla fine di un periodo, si usa anche per abbreviazioni e acronimi (in questo caso il punto finale deve esserci sempre e non richiede, dopo, la lettera maiuscola. Non è presente se è seguito da un punto semplice di fine frase. Hai idea di cosa voglia dire O.N.U.?
Il punto esclamativo Solitamente si usa a fine frase per richiamare emozioni forti. Ma lo si usa anche tra parentesi, per rimarcare un commento, o in una frase per creare una pausa qualitativa. Scrisse anche lui un articolo, ahinoi!, e definì il loro lavoro “sconcertante” (!).
Il punto misto Esprime meraviglia, sorpresa. Se ne andò senza salutare!?
Il punto interrogativo Indica una domanda diretta. In quelle indirette non si utilizza. Si utilizza anche come inciso, solo tra parentesi, mai tra virgole. A cosa pensi? Dimmi a cosa pensi. Dimmi: a cosa pensi? Pensa a suo fratello (davvero ne ha uno?) e sorride.
Le parentesi tonde Racchiudono parti della proposizione che non hanno una valenza principale nella stessa. Ce ne andiamo subito (o forse no).
Le parentesi quadre Racchiudono parti estranee al testo in oggetto, come le “famose” Note del Redattore nel giornalismo. Il reato, per il politico è di concussione [NdR].
Il tratto di unione Congiunge parole composte, o manda a capo parole scomposte in sillabe. Preferisco la terapia razional-emotiva alla psicoanalisi.
La linea e le virgolette La linea, nel discorso diretto, sostituisce le virgolette. Talvolta sostituisce le parentesi. Le virgolette mettono in evidenza una parola o una frase, racchiudono parole ambigue, introducono il discorso diretto, o una citazione. Possono essere anche “caporali” (<<). “Smettila, scemo!”
Asterisco Richiama note a piè di pagina, o permette di omette nomi (in questo caso se ne usano sempre 3) Il signor *** è un poco di buono, si sa.
I punti di sospensione Interrompono il discorso creando suspense, preparando a una sorpresa, lasciando che il lettore completi da sé la frase. Alla fine di una serie, indicano continuità. Nel discorso diretto indicano reticenza o, se posti davanti alla proposizione, continuità con quanto detto prima (o si lascia immaginare si stato detto prima). …e se ne andò…
I due punti Introducono una frase esplicativa, un elenco, oppure un virgolettato. 

Il tuo cuore è come quello di un bimbo: puro e colmo d’amore.

Erano in 2: lui e lei.

Mi disse: “falla finita!”

La punteggiatura nei dialoghi, invece, ha alcune regole a sé. Dato che ogni editore utilizza le proprie, ti rimando a un ottimo PDF esaustivo.

 

Fammi presenti eventuali errori o mancanze, provvederò a correggere/integrare l’articolo quanto prima.